Chiara Ghigliazza: Artist in Love

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Tramite il Collettivo Collottola – progetto creato da 12 illustratori che si occupa di portare avanti mostre collettive – sono venuta a conoscenza dei lavori di Chiara Ghigliazza, illustratrice freelance formatasi all’Accademia delle belle Arti di Brera.

Ho amato immediatamente le sue illustrazioni, sia per l’uso del colore che per una certa geometria di fondo, per la quale ho un debole fortissimo.

Uno dei progetti più belli è certamente Artist in Love: una serie di lavori, realizzati per Sky Arte e un’omonima serie di documentari, riguardo le coppie più tormentate e amate del mondo dell’arte: da Johnny Cash e June Carter a Marilyn Monroe e Artuhr Miller.

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Vivian Maier in mostra al Museo di Roma in Trastevere

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Un intervento lampo per segnalarvi questa esposizione su Vivian Maier che sarà visitabile al Museo di Roma in Trastevere dal 17 marzo al 18 giugno 2017.

Nell’esposizione potrete trovare 120 fotografie in bianco e nero realizzate dall’artista tra gli anni Cinquanta e Sessanta, oltre ad altre a colori scattate durante gli anni Settanta e alcuni filmati in super 8; una testimonianza preziosa del suo particolarissimo modo di lavorare e di approcciarsi ai soggetti da ritrarre.

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Harold Feinstein e l’amore per Coney Island

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In oltre 60 anni di attività, Harold Feinstein, ha contribuito a costruire la leggenda di Coney Island – che certamente è uno dei luoghi più iconici di New York – come la conosciamo e amiamo oggi.

Le sue foto si inseriscono in pieno nella corrente della Street Photography e, scena dopo scena, hanno ripreso e catturato la spontaneità di quel meltin pot che era e continua a essere il quartiere, fermando per sempre nel tempo divertimento e sorrisi.

Coney Island è, è sempre stata e sarà per sempre, la mia Isola del Tesoro – Harold Feinstein

Feinstein nasce nel 1931 a Brooklyn e più o meno dai 15 anni comincia a scattare fotografie: soggetto d’elezione è questo suo luogo del cuore, frequentato a lungo sin da bambino, iniziando con un semplice scatto fatto ad alcuni ragazzi che gli chiedono una fotografia.

Non smetterà più di farlo, immortalando la spensieratezza, l’amore, l’amicizia e le spiagge; al centro di tutto i frequentatori, abituali e non, di Coney Island: un misto incredibile di razze e ceti sociali, tutti accomunati dal desiderio di divertirsi e la gioia trasmessa, chiaramente percepibile nei lavori del fotografo.

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Jungho Lee. Un’ossessione per i libri

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Recentemente mi sono trovata davanti questa illustrazione: una balena salta fuori dal mare o da una nebbia fitta, colta nell’attimo di maggiore grazia, mentre un fortunato spettatore la ammira, probabilmente sentendosi piccolissimo.

L’illustrazione è di Jungho Lee, un artista e illustratore sudcoreano che lavora a Seoul.

Andando alla ricerca di maggiori informazioni mi sono imbattuta in una serie di lavori – Promenade – commissionati a Lee dalla casa editrice sudcoreana Sang Publishing nel 2016, che sono una celebrazione dell’oggetto libro.

Lavorando con acquerello, carboncini e texture digitali, l’artista crea delle composizioni minimal e surreali al tempo stesso, dove l’oggetto libro viene inserito come metafora dei concetti più svariati, in un’esaltazione dell’individualità dell’esperienza della lettura – che è sempre cosa personalissima – molto spesso legata al mondo interiore e del ricordo.

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Gli scatti pazienti di Josef Hoflehner

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Tempo fa, mi sono imbattuta in questo articolo del Post che parlava di un progetto fotografico, dell’isola caraibica di Sint Maarten e di un fatto particolare che succede solo lì: se si va a prendere il sole in spiaggia può capitare che ci passi un jet pochissimi metri sopra la testa.

Questo perchè la spiaggia di Maho Beach è situata vicinissimo all’aeroporto internazionale Princess Juliana e quindi, trovarsi a che fare con il rombo di un aereo è cosa frequentissima.

Il progetto fotografico in questione era Jet Airliner di Josef Hoflenher.

Hoflenher, lavorando assieme al figlio, si è recato più volte sull’isola scattando foto ai turisti sorvolati dagli aerei, in una serie di scatti in bianco e nero che documenta questo particolare fenomeno e che alla fine è stata anche raccolta in un libro: Jet Airliner: The Complete Works .

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Il destino beffardo di Vivian Maier

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Il destino è una cosa buffa e molto spesso beffarda e il ritrovamento degli straordinari negativi di Vivian Maier ne è un esempio lampante.

Mi domando spesso quanto delle decisioni che prendiamo nella nostra vita si rifletta poi sulle vite degli altri, con quello che si può definire un effetto domino: John Maloof, per esempio, è stato pedina fondamentale nello scoprire il capolavoro che sono le fotografie di Vivian.

Maloof, figlio di un rigattiere, voleva solo fare una ricerca approfondita sulla storia della città di Chicago, ma finisce per trovare un tesoro: una scatola piena di negativi, recuperata tra mille cianfrusaglie, riposte in un box espropriato comprato all’asta. Incuriosito, fa stampare i negativi e giustamente ne rimane folgorato: sono il frutto di una vita di scatti fotografici, un vero e proprio patrimonio artistico che diventa un fenomeno social virale, dopo che Maloof stesso decide di pubblicare gli scatti su Flickr.

Vivian Maier è stata una tata e una governante per tutta la vita, lavorando per tante famiglie americane e occupandosi felicemente dei loro bambini; solo che nel tempo libero se ne andava a zonzo per le strade di Chicago e a volte di New York e scattava fotografie.

Fermava sul negativo la vita che la circondava, immortalando bambini, operai, emarginati o semplici passanti e valorizzando vicoli, negozi e scorci cittadini con un talento incredibile.

Dei suoi lavori però, non si sa praticamente niente fino al 2007, anno in cui Maloof rinviene i negativi.

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Métronome: i suoni della vita diventano musica.

Scrivo due righe con il solo scopo di condividere questa meravigliosa animazione francese scovata in una delle mie recenti immersioni nell’internet: Métronome.

Semplicemente, dopo tanto vagare e tanto vedere, mi sono ritrovata davanti questo piccolo corto, realizzato con ritagli e incisioni su nastro: l’ho amato all’istante. C’è tutto: splendidi contenuti visivi uniti a un messaggio carico di positività e dolcezza; almeno è così che io l’ho interpretato.

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Le architetture di colore di Daniel Egneus

Daniel Egneus è un illustratore svedese che negli anni ha lavorato tanto e nel frattempo ha girato il mondo, vivendo in numerose città europee – tra le quali anche Roma e Milano – facendo per un periodo dell’Italia una piccola seconda casa e base operativa per il suo lavoro.

Ho scoperto questo artista anni fa, finendo a leggere di una splendida versione di Cappuccetto Rosso illustrata proprio da lui.

I soggetti dei suoi lavori sono svariati; molta delle sua ispirazione deriva certamente dai centri urbani e dalle città dove ha risieduto: centrale infatti nel suo immaginario, risulta essere l’architettura, rappresentata in un’amalgama di elementi sovrapposti.

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Le illustrazioni surreali di Henn Kim

Questo sarà un post brevissimo. Poco e niente si sa di quest’artista e delle sue immagini surreali e oniriche; l’unico modo per saperne di più sembra essere il visitare il suo profilo Instagram.

Henn Kim illustra usando inchiostro e tutti i suoi lavori sono in bianco e nero; una serie di pieni e vuoti che salta immediatamente all’occhio per la stravaganza degli accostamenti e dei soggetti ritratti.

Le illustrazioni sono cariche di dettagli eppure riescono ad essere minimali nell’essenza; non so se ho appena scritto il peggiore degli ossimori, ma resta il fatto che l’impressione che si ricava guardando i suoi lavori è quella di una rigorosa distinzione tra i pieni e i vuoti degli spazi, grazie ad un uso sapiente del bianco e del nero.

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Le atmosfere anni ’50 di Jack Vettriano

Jack Vettriano è un pittore poco amato dalla critica, che nel tempo lo ha ripetutamente accusato di essere in grado di creare dipinti adatti solo alla riproduzione in serie di poster e cartoline per un pubblico di massa.

Il fatto che ogni anno The Singing Butler e molte altre delle sue opere vengano stampate su poster e cartoline è cosa verissima, e la sua popolarità deriva in gran parte proprio da questa semplicità di contenuti che rende facile approcciarlo e adattissimi i suoi lavori a essere riprodotti su copertine di libri o stampe da appendere in salotto.

C’è però qualcosa nel mix di ispirazioni che compongono i suoi lavori che non cessa di affascinarmi; il fatto che il pittore scozzese di chiara origine italiana sia praticamente un autodidatta e che metta in scena l’amore, declinandolo in tutte le sue sfumature e forse in modo un poco prevedibile e artefatto, ma con dei richiami a un mondo visivo che sono legati anche al cinema e alla pubblicità e portatori di messaggi diretti e di facile interpretazione.

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