Shirley: visions of reality – Contemporanea dichiarazione d’amore a Edward Hopper

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Morning Sun – Edward Hopper

Una sottoveste rosa che ondeggia leggermente per la brezza che entra dalla finestra e un corpo raggomitolato sul letto: visualizzare immediatamente uno dei lavori di Hopper da me più amati – Morning Sun– è stato un tutt’uno con la visione di una gif sullo schermo del computer. Folgorata, mi sono lanciata alla ricerca di informazioni; si perchè io con Hopper ho una storia d’amore che dura almeno da 10 anni, che passa per la copertina di un libro regalato, Nighthawks e una delle più belle mostre che abbia mai visto.

Vengo così a conoscenza di Shirley: visions of realityun’incredibile ed emozionante ricostruzione delle opere e del mondo emotivo di Edward Hopper, dove le figure statiche dei dipinti prendono letteralmente vita e ci svelano i loro pensieri e la loro interiorità, in un’amalgama perfetta con le emozioni che i lavori dell’artista hanno sempre ispirato.

Il film del regista austriaco Gustav Deutsch, uscito nelle sale nel 2013, traduce cinematograficamente tredici dipinti del celebre pittore americano, che forse più di tutti gli altri ha ritratto, con i suoi lavori, quella che era la vita dell’America tra gli anni ’20 e ’30 del novecento.

In Shirley: visions of reality la pittura prende vita e dialoga con il cinema attraverso la narrazione della storia di una donna, Shirley appunto, che scena dopo scena ci svela il suo mondo interiore.

Il film si muove attraverso tre decadi della storia americana; Shirley è un’attrice che, tramite la sua vita e i suoi pensieri, ci permette di vedere e comprendere i cambiamenti culturali, sociali e politici che la circondano. Le scene, ciascuna della durata di sei minuti, sono ordinate cronologicamente a partire dal 1931 terminando nel 1963; inoltre, in modo da darci un’idea del contesto storico nel quale Shirley si muove, ognuna di esse è preceduta da un frammento di trasmissione radio – frammenti che iniziano parlandoci della Depressione e arrivano fino alla guerra del Vietnam – segue poi la recitazione della protagonista, interpretata da Stephanie Cumming.

Gustav Deutsch, grazie alla splendida fotografia di Jerzy Palacz, ricrea alla perfezione l’universo visivo ed emotivo di Hopper; Palacz riproduce meravigliosamente le luci e le ombre dei suoi scenari e ne riprende in modo preciso e puntuale i punti di forza: le geometrie, i colori vibranti, la luminosità pervasiva, gli interni, le onnipresenti finestre che ci danno l’accesso ai piccoli scorci al di fuori della solitudine e l’alienazione dei protagonisti delle scene, rimarcando la profonda malinconia che sempre permea i lavori del pittore, anche all’interno di contesti corali.

La pittura di Hopper, così carica di qualità narrative, ha spesso influenzato il cinema; celebre il caso di Alfred Hitchcock che per la casa di Norman Bates in Psycho si ispira a un suo celebre dipinto – House by the railroad – o le molte scene di solitudine domestica negli interni presenti in La finestra sul cortile.

Uno stile inconfondibile, che un occhio attento non può non riconoscere e che tanto ha dato all’arte e al cinema, anche contemporaneo.

 

Bonus track: Edward Hopper’s Creative Process, frammento di intervista a Edward Hopper riguardo il processo creativo. Molto emozionante anche il solo sentirlo parlare.

 

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